Bangladesh, un’altra strage nel nome del profitto

Share

bangladesh-factory-collapse

Tanti morti, troppi morti. Ancora una volta per i soldi, maledetti soldi, maledetto denaro!. La rovina dell’uomo. Al momento del crollo del palazzo nel Bangladesh c’erano almeno 3000 persone. Ne sono state salvate quasi 1700. In alcuni casi è stato necessario mutilare degli arti per estrarre i corpi dei superstiti dalle lastre di cemento armato. I morti già estratti sono oltre 300. Tantissimi ( centinaia) i dispersi.Secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbero ignorato i segni di un imminente cedimento della costruzione. Il proprietario dell’edificio è Sohel Rana, un membro della sezione giovanile del partito di maggioranza dell’Awami League. Intanto la Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association (Bgmea), sempre oggi, ha sospeso le cinque imprese e revocato il permesso all’esportazione. Si tratta della Ether Tex, New Wave Bottoms, New Wave Style, Phantom Apparels e Phantom Tac. Tutte lavorano per le grandi catene di abbigliamento americane ed europee(Ansa). Capi che sia noi europei che gli americani, paghiamo cari, mentre questi uomini e donne vengono sfruttati/e, sottopagati/e per produrli, e a volte, come in questo caso, muoiono. Tanto, basta spostare la produzione, in qualche altra località del mondo, in mano ad altri aguzzini, perché il business non si può fermare e tanto meno rimetterci.Inutile chiedere spiegazioni ai proprietari di marchi famosi che commissionano questi lavori, perché pur sapendo tutto, si illudono di avere la coscienza a posto, perché avendo affidato il lavoro in appalto ad altri sottopagandolo, non si sentono affatto responsabili e invece lo sono eccome!. Mi auguro che i giornalisti pubblichino al più presto la lista con i nomi dei marchi famosi coinvolti, così ognuno di noi prima di acquistare, penserà. Io lo farò sicuramente.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami